Scienza e conoscenza tra libertà e censura. Da Giordano Bruno ad oggi.


– ITALIA — Di fronte ad una conoscenza che sappiamo essere molto vicina alla verità in quanto dimostrabile, in scienza e coscienza, come possiamo chiudere gli occhi e negare l’esistenza della luce, come si può costringere uno scienziato a negare l’evidenza dei propri studi, ricerche, intuizioni e acquisizioni? Galileo ha rinnegato l’evidenza per paura di morire, Giordano Bruno ha fatto prevalere l’amore per la verità. Passano i secoli ma qualcosa serpeggia pericoloso nelle tradizionali sfere di potere. Pericoloso.
Ci troviamo di fronte ad un vero pericolo per la libertà di pensiero e autonomia della scienza, quella scienza che può salvare la vita alle persone, che risolve problemi, che trova soluzioni concrete. Purtroppo è amaro constatare che il pericolo potrebbe arrivare proprio da coloro che, forti di un potere legato alla propria notorietà e alla passiva fiducia da parte di una certa opinione pubblica che il concetto di ordine, giustiza o università, solo per citare esempi, siano rappresentazione di sicurezza, affidabilità e verità.
Potrebbero essere proprio le classiche accademie, la tradizione, gli scienziati (o forse pseudo-scienziati) con poteri decisionali in ambito istituzionale il vero pericolo per la libertà e l’autonomia della scienza. A cosa serve finanziare la ricerca quando alla fine è sempre la stessa ricerca ad essere finanziata, le stesse teorie, gli stessi studiosi, le solite accademie? Paghiamo tasse, in costante aumento, ma poi chiedono volontariato, altro denaro, sacrifici a chi li ha sempre fatti da una vita, giocando su sentimenti puri delle persone, manipolando le masse sulle proprie credenze, sulla propria morale ed etica. Poi, in alcune occasioni, per un esame medico strumentale, nel pubblico (che paghiamo profumatamente), dobbiamo attendere mesi e mesi e vediamo lo stesso medico prestare opera sia nel pubblico (con liste di attesa infinite) che nel privato (dove invece ci riceve in poco tempo!). Certo che la ricerca è importante, certo che ha bisogno di denaro… ma quale ricerca?
Prendiamo ad esempio la cosiddetta “ricerca sul cancro” (un termine molto, molto generico). Chiediamoci “quale ricerca” sul cancro viene finanziata, quale teoria, quali scienziati. E’ questo che non viene detto, che non emerge.
I soliti nomi, i soliti volti noti, quelli che sono inseriti in istituzioni politiche, nelle università (dove orami il termine barone è di uso comune), negli ordini professionali (che la maggioranza degli italiani non vorrebbe), coloro che hanno potere sanzionatorio e disciplinare, siamo sicuri che siano anche aperti all’innovazione quando questa può mettere in discussione i principi su cui si basa il loro potere, quando l’innovazione e la scienza libere possono far tremare le loro poltrone?
Cosa è accaduto alla cura per il cancro del Prof. Luigi Di Bella, applicabile, ma non in Italia dove è stata praticamente bandita. Oppure alla cura per il cancro del Dott. Tullio Simoncini, medico specialista in oncologia, teorico dell’origine micotica del cancro e suggeritore di una cura basata su soluzioni con bicarbonato di sodio che in Italia ha subito censura, definito come un millantatore ma che oggi ha una clinica a lui stesso intestata in un paese che punta molto sull’innovazione come il Giappone. Oggi gli Stati Uniti hanno iniziato la sperimentazione con il bicarbonato e l’Italia stessa, nelle sue istituzioni, lo sta facendo, giustificandola con altre teorie, potrebbero, ci chiediamo, prendersi meriti che in realtà non hanno, meriti di altri? Mediaticamente, con tecniche di comunicazione di massa, si può far passare uno scienziato per un ciarlatano, chi sostiene la verità per un millantatore, e fanno credere che invece siano scienziati coloro che hanno cucito il proprio abito ad una poltrona istituzionale. Questo sarebbe pericoloso se avvenisse.
Ci sono persone in posizioni di dominio su tutti noi, personaggi ai quali noi stessi facciamo affidamento, che danno sensazioni di sicurezza ma che, da un’analisi obiettiva, aprendo gli occhi, sembrano proteggere soltanto il proprio dominio, incuranti di chi per passione, per amore della scienza e della ricerca, per amore dell’essere umano, investe tutta la propria vita nello studio e nella ricerca indipendente (e si fa davvero solo per amore per la verità) e, quando si trova di fronte ad una scoperta in grado di migliorare la vita di tutti, dimostrabile e verificabile, crede, in modo ingenuo, che sarà accolta con entusiasmo dalle istituzioni, mentre la realtà dimostra amaramente il contrario. Tale innovazione può salvare vite ma mette in pericolo il potere di chi siede in determinate poltrone, accademiche, ordinistiche, economiche, politiche. Sono i nostri dipendenti ma sono gli unici dipendenti al mondo in grado di decidere, indipendemente dal volere del proprio datore di lavoro, di aumentarsi lo stipendio, e non di poco! Di fronte all’innovazione vera, quando in pericolo c’è una poltrona cosa accade realmente? Realmente significa nel concreto, non virtualmente, che sia chiaro! Cosa si sceglie? La via della libertà, della salvezza o la via della censura? E’ più importante salvare milioni di vite o salvare il proprio potere economico-politico? Ricordiamo che in Italia è stato messo al rogo, bruciato vivo nella pubblica piazza, un uomo che dichiarava che l’universo fosse infinito e che non avesse centro. Era Giordano Bruno, arso sul rogo il 17 febbraio 1600. Bruciato vivo. Bruciato vivo. Bruciato vivo!
Se pensiamo che fossero altri tempi allora è importante ricordare o svelare, a chi non lo sapesse, che chi ha contribuito, nella sostanza, all’omicidio di quest’uomo, questo scienziato, fu il cardinale Roberto Bellarmino. Forse non molti lo sanno ma Bellarmino è stato procalamato SANTO, non in tempi remoti o centinania di anni fa, nel 1930, in tempi quindi moderni, nei nostri tempi. Iniziò il processo di beatificazione BENEDETTO XV (Benedetto decimo quinto). Impressiona, oggi, che l’attuale Pontefice, abbia scelto il nome di BENEDETTO XVI (Benedetto decimo sesto), una continuità che potrebbe destare qualche curiosità. Oggi San Bellarmino, figura che ricordiamo implicata anche nel primo processo a Galileo, è stato scelto come patrono dalla “Pontificia UNIVERSITA’ Gregoriana”. Non stiamo parlando in questo contesto della Chiesa, ma di una mentalità, di un modus operandi tutt’ora in uso che ha radici antiche, quello della censura del libero pensiero, dell’inibizione della libertà di scelta da parte di uomini elevatisi a giudici dei propri simili e al pericolo che grava su ognuno di noi a causa di questo. Oggi infatti sono coloro che, sotto l’investitura di accademici e rappresentanti, potrebbero agire la censura nei confronti della libertà di scelta.
Siamo davvero sicuri che la storia sia solo nel passato? Noi stiamo facendo la storia in questo momento e non è una formula retorica. Ci sono scienziati, liberi pensatori, che stanno producendo innovazione che può aiutare tutti, che può salvare vite, che può portare benessere. Innovazione in ogni angolo disciplinare, dall’economia alla medicina, dalla psicologia all’organizzazione sociale. Però dobbiamo essere consapevoli che la censura agisce, attraverso poteri mediatici e comunicativi, per orientare l’opinione pubblica, coloro che poi si recheranno periodicamente al voto!
Proviamo con qualche esempio di comunicazione che potrebbe orientare intere masse. Pensiamo alle sentenze della cassazione. I mezzi di comunicazione di massa, i mass-media, ormai sono soliti dichiarare “da questo momento si può o non si può fare questo… lo ha deciso la cassazione”. Il messaggio che passa è che la magistratura faccia la Norma, mentre la sentenza non è un Norma dello Stato, rientra nella giurisprudenza, ma non è una Norma, perché, è importante sottolinearlo, nella comunicazione mediatica si parla di “cassazione”, di “magistratura”, ecc. come di categorie che risultano astratte ma dietro ci sono poche persone che decidono in quel momento, pochi esseri umani uguali a noi, con i propri problemi quotidiani, con eventuali problemi affettivi o relazionali, o di salute, soggetti normalissimi, esseri umani, né più né meno intelligenti di altri, e, come tali, assolutamente fallibili spesso inconsapevoli di essere manipolati da consulenti tecnici o da altre istituzioni accademiche od ordinistiche, quando parliamo della scienza in tribunale. Mentre proviamo a pensare al concetto di “imputato”, “indagato”, “incolpato” associamo subito la persona, ci chiediamo chi c’è dietro quell’appellativo.
Quindi c’è qualcosa di interessante nel processo di comunicazione mediatica, da una parte le persone che si vogliono proteggere si nascondono mediaticamente dietro un ruolo ed è questo che nella comunicazione di massa viene esaltato, il RUOLO ovvero la parte astratta, mentre quando si vuole eliminare una persona questi diventa immediatamente un volto, un corpo. La stessa cosa accade in ambito scientifico. Se si vuole eliminare una scienza si attacca lo scienziato che la propone mentre all’opinione pubblica appare che contro lo scienziato non ci siano persone con specifici interessi ma oggetti astratti come “la comunità scientifica” (la vera e propria presa in giro perché la comunità scientifica è fatta da tutti coloro che si occupano di scienza e non ha un portavoce!!!), “l’università”, “l’accademia”, “l’ordine” o, purtroppo, perché la scienza viene ancora oggi, e non è uno scherzo, portata in tribunale… “la giustizia”.
La cosa più preoccupante del processo di condizionamento è che, quando parliamo, siamo passivi rispetto ai poteri che ci “governano” e gli attribuiamo un potere ancora più elevato di ciò che gli è stato temporalmente concesso. Ci sentiamo impotenti rispetto alle istituzioni, senza possibilità di avere ruolo attivo, viviamo in un clima dove potrebbe essere impedita anche la libertà di manifestazione del dissenso.
Allora può essere davvero pericoloso se un istituzione utilizzasse la propria posizione di dominanza e di rappresentanza per censurare l’innovazione, la libertà di scelta.
Oggi gli italiani non hanno la possibilità di essere liberi di divulgare o di scegliere la terapia per il cancro del Prof. Di Bella o la terapia per il cancro del Dott. Tullio Simoncini perché di fatto censurate dalle nostre istituzioni, da coloro che dovrebbero rappresentare il volere di tutti noi. Ecco che ognuno di noi, membro di fatto di questo Stato e suo organizzatore, si trova a non poter scegliere realmente ma a scegliere solo le opzioni che ci vengono fornite. E’ libertà quella di scegliere solo tra ciò che qualcuno ci impone? Puoi scegliere di curarti così o di non curarti, ma non puoi scegliere altro. Ecco allora fenomeni come la “fuga di cervelli” (ed è preoccupante perché se chi ha capacità di pensare scappa, chi rimane in questo Paese, chi rimane dentro le istituzioni?), come il dissesto economico e politico, l’incapacità di crescita, la disoccupazione. Oggi gli italiani hanno PAURA delle loro stesse istituzioni, c’è un vero e proprio scollamento tra ciò che noi vogliamo come cittadini, teoricamente tutti uguali per diritto, e quei cittadini a cui noi abbiamo dato potere di rappresentanza. Avere paura delle istituzioni significa davvero che qualcosa nel sistema organizzativo non funziona.
La soluzione esiste ovviamente, è nella libertà di scelta, nell’informazione trasparente… Oggi ci sono strumenti per fare questo ma rimarranno intatti finché non inizieranno a minare il solito potere, allora, vedremo che la storia nuovamente si ripeterà e la censura mediatica agirà trasportando gradualmente nell’oblio un sapere oggi già disponibile. Ciò che manca ai liberi pensatori è solo un libero coordinamento, ma se ciò avvenisse, il coordinatore sarebbe immediatamente eliminato. E’ la storia vera dell’umanità che da millenni trasferisce potere sempre agli stessi circuiti. Oggi però hanno scoperto una nuova cosa, che la sensazione di libertà è un forte strumento di condizionamento. Sensazione di libertà, non libertà. Quando si capisce di non essere realmente liberi? Chiediamolo agli scienziati censurati, a chi ha subito sanzioni per aver reso pubblico o espresso il proprio pensiero. Si scopre di non avere reale libertà nel momento in cui si decide di esercitarla (Baranello, M. 2011).

a cura di
Redazione Newsmeet

Come citare questa fonte bibliografica
Redazione Newsmeet (2011)
Scienza e conoscenza tra libertà e censura.
NewsMeet.net, 20 novembre 2011

 

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